• Home
  • Notizie
  • Il Touch
  • Campionato
  • Le Squadre
  • Forza Azzurri
  • Contatti
  • 08-09-2025

    Un’estate europea: il racconto della Mixed Open agli Europei di Touch 2025


    L’avventura della Mixed Open italiana al Campionato Europeo di Touch non è iniziata ad agosto sul campo di Calvisano, ma molti mesi prima, con le selezioni, i raduni ed il lavoro fatto da atleti e staff in giro per l’Italia (e non solo). Un percorso lungo, fatto di allenamenti intensi, weekend di confronto e soprattutto di costruzione di un’identità di squadra.

    Il gruppo che si è formato è stato quanto mai eterogeneo: giovani e veterani, giocatori provenienti da varie regioni italiane, e anche qualche atleta dall’estero con radici italiane – un vero mix non solo sul piano tecnico, ma anche umano. E forse proprio questa diversità si è rivelata una delle forze più interessanti del team.

    Per molti dei ragazzi più giovani, abituati a ritmi e contesti meno pressanti nel campionato italiano, il salto di livello si è fatto subito sentire. L’esordio agli Europei è stato tutt’altro che morbido: ad attenderci come primo match c’era la Mixed Open francese, storicamente una delle squadre più forti del panorama europeo. Nonostante anche loro avessero rinnovato il gruppo con nuovi elementi, l’intensità del loro gioco si è confermata altissima.

    Eppure, proprio in quel confronto così sbilanciato sulla carta, abbiamo cominciato a vedere i primi segnali importanti. I giovani non si sono tirati indietro. Hanno retto l’urto, imparato in corsa, adattato il loro ritmo al contesto internazionale. Quel primo match è stato uno shock – sì – ma anche un punto di svolta: il momento in cui la squadra ha capito che il gap poteva e doveva essere colmato, che il livello europeo non era un miraggio, ma una realtà affrontabile, con lavoro e coesione.

    Il resto del torneo è stato un susseguirsi di miglioramenti. L’intesa in campo è cresciuta di partita in partita, le dinamiche di squadra si sono affinate, e anche chi partiva più insicuro ha preso fiducia, mettendo in mostra giocate di qualità e spirito combattivo. Non è stato tutto facile – ci sono stati momenti duri, screzi, stanchezza – ma la squadra ha dimostrato carattere.
    Il tutto coronato da un risultato storico: la prima medaglia europea nelle categorie Open, un bronzo che vale oro per il movimento italiano.

    Accanto all’intensità sportiva, però, c’è stato anche tutto il lato umano. Il ritorno in albergo dopo le giornate di “battaglia” in campo era il momento in cui si abbassava la guardia, si rideva insieme, si condividevano fatiche, errori e vittorie. Un rito irrinunciabile è diventato il PDG – il Pirla del Giorno – che, tra risate e prese per il culo, ci ha aiutato a scaricare la tensione ed a rafforzare lo spirito di squadra. Perché si può anche essere competitivi e seri… ma mai troppo seri.

    E a proposito di momenti indimenticabili, come dimenticare il leggendario doppio sin bin consecutivo di Jack e Leon? Due colonne del nostro movimento che, in un momento di blackout collettivo, sono riusciti a farsi ammonire uno dietro l’altro, lasciandoci in 4 e facendo incazzare metà squadra. Per fortuna si sono fatti perdonare con una prestazione maiuscola nella giornata successiva. Anche le “bravate” fanno parte della storia.

    Uno degli aspetti più belli di questo Europeo è stato vedere la crescita dei giovani. Alcuni sono partiti in punta di piedi, quasi in silenzio, ma si sono trasformati nel corso del torneo. Anita, ad esempio, che durante i raduni a malapena diceva tre parole (veramente contate), a fine campionato è stata capace di fare il discorso più sentito ed efficace del gruppo. Che dire… Forse ho già trovato la mia erede al capitanato 🙄

    Come capitano, non posso che essere orgogliosa di quanto fatto da ogni singolo giocatore (tralasciando le scelte discutibili in attacco). Siamo tornati a casa con tanto da migliorare, certo, ma anche con la consapevolezza di avere le basi giuste su cui costruire il futuro. Questo gruppo ha dimostrato che, anche nelle difficoltà, sa restare unito e affrontare le sfide con grinta, cuore… ed un pizzico di follia.

    Un ringraziamento speciale va anche ai tifosi, amici, parenti e curiosi che hanno riempito gli spalti con entusiasmo e passione. Il loro supporto si è fatto sentire forte, in ogni azione, in ogni corsa, in ogni meta. Sentire urlare da bordo campo ha dato quella spinta in più che spesso fa la differenza.

    E come sempre, alla fine, resta il Touch: quel gioco che ci fa correre, sorridere, lottare insieme. Anche sotto il sole e la pioggia di un’estate europea.

    di Giulia Colombo