
L’avventura della nazionale italiana di touch, categoria Men’s Open
Calvisano, 21/24 agosto – European Opens Touch Cup 2025
Fine agosto, bassa bresciana. Temperature miti, qualche
pioggerellina sparsa: il clima perfetto per giocare a touch rugby –
o meglio, touch football – quell’affascinante e faticosissimo sport
nato in Australia dal Rugby League e ancora in crescita nel Belpaese.
Quest’anno però l’Italia ha scritto una pagina di storia con la sua
prima medaglia: il bronzo conquistato nella categoria Mixed Open.
Un risultato che segna una vera e propria svolta, preludio di
obiettivi sempre più ambiziosi.
Il coraggio di una scommessa
Sul campo di Calvisano è andata in scena anche la sfida della
categoria nazionale Men’s Open, un gruppo costruito quasi da zero e
presentatosi al torneo con pochi allenamenti, tanta voglia di
crescere e una dose abbondante di coraggio. Il coraggio che serve
per affrontare squadre organizzate di altissimo livello, veterane di
questo sport per storia e tradizione. Il coraggio che serve per
uscire dal campo a testa alta nonostante le dure sconfitte.
Benché qualcuno abbia ironizzato: «Ma chi ve lo fa fare? Forse
sarebbe stato meglio non presentare questa squadra…», è la storia
stessa dello sport italiano a insegnarci che soltanto affrontando i
più forti si può crescere davvero e continuare a migliorarsi. Fino
agli anni ’90, ad esempio, anche il rugby italiano era molto distante
dai grandi della palla ovale. E unicamente affrontando per anni
avversari di grande valore, la nazionale italiana di rugby riuscì
nella storica impresa di battere la Francia nella finale di Coppa
Europa del 1999 in quel di Grenoble e a guadagnarsi il prestigioso
invito nel Torneo delle Sei Nazioni. Fu il risultato di un lavoro
di squadra e di un coraggio collettivo che trasformarono
l’impossibile in una favola sportiva italiana.
Il coraggio, si sa, emerge nei momenti difficili e sarà anche grazie
a questa piccola scommessa e al coraggio dei miei intrepidi compagni
di squadra che il movimento italiano di touch conquisterà col tempo
il posto che merita sulla scena internazionale.
Ed è con questo spirito che abbiamo affrontato la sfida della
European Opens Touch Cup: consapevoli dei sacrifici, pronti a
sopportare la fatica, ma con la gioia immensa di indossare la maglia
azzurra e far parte di un percorso di crescita senza eguali. “Ho
fallito tante e tante e tante volte nella mia vita. Ed è per questo
che alla fine ho vinto tutto” (Michael Jordan).
Un progetto di sviluppo
Contrariamente ad altre nazioni, che riservano i giocatori più
esperti alle selezioni Men’s e Women’s, lasciando alla Mixed un ruolo
di sviluppo, in Italia abbiamo fatto l’opposto. Avendo un campionato
casalingo misto e un gruppo nazionale mixed già rodato con giocatori
esperti, la Men’s Open di quest’anno è stata pensata come un
laboratorio di crescita per i più giovani. Così ci siamo trovati per
pochi allenamenti ai raduni di primavera, sotto la sapiente guida
di Charles Cope — forse il più coraggioso di tutti — per costruire
una squadra quasi dal nulla. Qualche “vecchietto” a dare sostegno,
un paio di esperti a guidare i giovanissimi: una scommessa certamente
difficile, ma anche un investimento per il futuro.
Finalmente l’appuntamento tanto atteso: 21 agosto, ore 11:00, stadio
San Michele di Calvisano. Consegna maglie, allenamento di rifinitura
e cerimonia di apertura. Poi sugli spalti, a sostenere i compagni
della Mixed Open impegnati nel match inaugurale contro la Francia.
Inni nazionali, emozione alle stelle, gambe che tremano. Il nostro
esordio è previsto all’alba della mattina successiva, venerdì 22
agosto ore 08:00, in diretta streaming. Quindi, Pasta party e a letto
presto: la sveglia suona alle 05:30.
Un percorso in salita
Colazione da campioni e subito la prima sfida proibitiva: England
“Phoenix”, una delle tre temutissime selezioni inglesi. Un battesimo
di fuoco: giovani, veloci, preparatissimi. Per noi una partita di
assestamento, utile a sciogliere la tensione dell’esordio (ben 13
esordienti su 16 convocati). Le gambe tremano dall’inizio alla fine.
A metà mattinata la seconda gara, contro gli olandesi, anch’essi
impegnati in un progetto di sviluppo. Una partita finalmente alla
nostra portata, affrontata con piglio e determinazione. Arrivano le
prime mete grazie alle nostre ali e una buona costruzione del gioco
da parte dei tre quartetti. Nonostante i pronostici, applichiamo con
ordine il piano di coach Charlie. Il terzo match della giornata ci
oppone a England “Maverick”, destinati a vincere il girone. Poco da
fare: un touch spettacolare, ad un ritmo altissimo. Si chiude così
la prima giornata: bagni di ghiaccio, riflessioni in hotel, una birra
per qualcuno (ma solo una!), stretching e defaticamento per altri.
Poi di nuovo a letto presto.
Secondo giorno: sveglia un po’ più morbida, alle 6:30. Il calendario
prevede tre avversarie di livello: Francia, England “Storm” e Scozia.
Si parte contro i francesi: coach Cope stavolta osserva dalla
panchina e gestisce i cambi. Nonostante il risultato, conquistiamo
i complimenti sia del coach che degli avversari: dimostriamo ordine,
capacità di costruzione e, soprattutto, continuiamo a marcare mete
non scontate. Le altre due partite, contro gli Storm e i temibili
scozzesi, si disputano sotto un sole cocente. Qui la superiorità
tecnica e fisica degli avversari emerge nettamente. Ancora una volta
bagni di ghiaccio, stretching e recupero: testa alla giornata finale.
Il terzo giorno è quello delle finali. Prima affrontiamo l’Irlanda,
poi di nuovo la Scozia in semifinale, riuscendo ancora a segnare
contro squadre di grande esperienza. Infine, la sfida più attesa:
Italia–Olanda, finale di piazzamento sul campo 4. È la nostra
partita. La possibilità di chiudere con una vittoria o perlomeno di
giocarci una sfida alla pari fino all’ultimo minuto. E così è stato:
sconfitti per una sola meta, ma con una prestazione eccellente, da
squadra acerba ma con un cuore enorme. Complimenti a tutti!
Dopo le premiazioni, finalmente il tanto agognato terzo tempo!
Dispensando lezioni di salsa e di lingua italiana, i nostri scappati
di casa non si sono risparmiati fino a tarda notte!
Si chiude così una tre giorni intensa, faticosa e indimenticabile.
Personalmente, non posso che ringraziare i miei compagni di squadra
per aver condiviso momenti che rimarranno impressi per sempre nella
mia memoria. Uomini coraggiosi che hanno fatto fare un altro passo
avanti al touch italiano! Un ringraziamento va anche al Presidente,
al Consiglio e all’intero movimento di Italia Touch e a tutti coloro
che hanno avuto il coraggio di provarci! Perché «tutti vogliono
vincere, ma non tutti sono disposti a fare quello che ci vuole per
vincere. Ed è questo il cambio di mentalità più importante per
affrontare lo stress dei momenti difficili» (Julio Velasco).
di Matteo Coffaro.
