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  • 07-09-2025

    Un esordio che vale il doppio: emozione e orgoglio


    Per la prima volta dal 2018, l’Italia scende in campo nella categoria Women Open alla European Opens Touch Cup (Coppa Europa). Un momento storico, che segna non solo la partecipazione a una competizione di alto livello internazionale, ma anche un passo fondamentale per il movimento femminile del touch rugby italiano. Le ragazze portano con sé storie diverse, esperienze diverse, ma un’unica, fortissima motivazione: rappresentare l’Italia al meglio e dimostrare di poter stare tra le grandi.

    In uno sport in cui esistono categorie men, women e mixed, investire nel femminile significa dare spazio a un potenziale ancora inespresso. In Italia, dove i club faticano ad attrarre ragazze e creare percorsi strutturati per loro, è fondamentale mostrare che il touch rugby è uno sport davvero accessibile, inclusivo e al tempo stesso altamente tecnico e competitivo. Promuoverlo tra le atlete può essere la chiave per costruire non solo squadre solide, ma vere comunità. Far vedere che è possibile — e bellissimo — giocare ad alti livelli può essere la spinta che manca a tante giovani per iniziare.

    Prepararsi per questo nuovo inizio non è stato semplice. Un raduno al mese, allenamenti intensi e tanta forza di volontà: è stata una vera scommessa tra ragazze provenienti da club diversi, che non avevano mai giocato insieme. Eppure, già dal primo giorno in campo, qualcosa cambia: si accende un’intesa, nasce un’energia. L’allenatore le guarda, le osserva, e capisce che c’è del potenziale. Che questa squadra può crescere. E che vale la pena crederci davvero. Un grazie particolare va a lui, Alessandro Lamonica – Coach Uto.

    Giovedì – L’inizio di un sogno
    L’atmosfera al campo è elettrica fin dal primo istante. Le ragazze arrivano da ogni angolo d’Italia e si ritrovano tra sorrisi, abbracci sinceri e quell’adrenalina che solo i grandi momenti riescono a dare. C’è la consegna del materiale ufficiale — maglie, pantaloncini, quel corredo che sa già di battaglia — poi il pranzo, e subito dopo l’allenamento. Un’occasione per ritrovarsi, rivedere meccanismi, rinforzare intese.
Poi via, in hotel per una doccia veloce, nemmeno il tempo di sciogliere la tensione che si torna al campo: c’è la cerimonia d’apertura. Consegna delle maglie ufficiali e pasta party per tutte, poi gli spalti si scaldano per la partita della Mixed contro la Francia. La nazionale italiana combatte, il pubblico tifa a gran voce, il gruppo è unito, coeso, e anche se il risultato non è favorevole, è già evidente che lo spirito di squadra è il vero protagonista.

    Venerdì – L’impatto con l’élite del touch rugby, o meglio: touch football
    La sveglia è più dolce del previsto: colazione in hotel, chiacchiere leggere, qualche risata per sciogliere la tensione. Una volta arrivate al campo, le ragazze iniziano la giornata osservando le altre squadre — nomi importanti, storici, rodati. Nel frattempo, tra una pettinatura e l’altra, si stringono le ultime trecce come fossero piccoli riti di battaglia.
Poi si scende in campo. L’Inghilterra per questo evento manda tre selezioni per la categoria women e tre per la categoria men: Storm, Phoenix e Mavericks. La prima sfida per la Women Open Italiana è contro la Storm inglese: avversarie esperte, con alle spalle anni di gioco e competizioni internazionali. Si entra in campo con la grinta giusta, senza aspettative ma con il cuore grande. Il risultato, poco importa: quel che resta è la consapevolezza di esserci, di poter dire la propria.

    Subito dopo arriva la Scozia. Anche loro sono squadra consolidata, ma qualcosa cambia: le italiane ci credono di più, si muovono meglio, rispondono colpo su colpo. È dura, ma la meta segnata dalla capitana accende gli animi e i volti si riempiono di orgoglio. C’è ancora tanto da fare, ma c’è anche la certezza che la direzione è quella giusta.
La giornata si chiude con un’altra sfida impegnativa: la Mavericks inglese. Una squadra di livello superiore, sia fisicamente che tecnicamente. Le azzurre lottano, danno tutto, e a fine match escono stremate ma con il sorriso. Perché ogni passaggio riuscito, ogni tocco, ogni azione condivisa ha un valore che va oltre il tabellone.
La sera scivola tra la cena, qualche parola in libertà, e il pensiero già proiettato al giorno dopo. Sveglia all’alba, ma nessuna lamentela: l’entusiasmo è troppo forte per lasciar spazio alla stanchezza.

    Un debutto che vale oro
    Il fine settimana non è stato solo un insieme di partite: è stato un rito di passaggio. Per una squadra giovane come la Women Open Italiana, ogni istante in campo ha avuto il valore di un mattone posato su fondamenta appena nate. Le vittorie? Quelle arriveranno. Ma intanto c’è una squadra, c’è uno spirito, c’è una storia che ha appena cominciato a scriversi.
C’è anche tanta consapevolezza, si sa che iniziare è sempre difficile e come primo gruppo, dopo anni di pausa, bisogna farsi carico di sacrificio e accettare che la strada è tutta in salita. Ma per poter scendere, qualcuno dovrà pur salire, e questo gruppo dimostra di non aver timore a scalare la montagna.

    Sabato – Le prove più dure
    La sveglia suona all’alba, ore 6. È ancora buio e il silenzio dell’hotel è rotto solo dai passi lenti delle ragazze che si preparano. Colazione al sacco, zaini in spalla, e via verso il campo. Alle 8 si gioca: l’Italia affronta la Francia.
Le francesi sono giovanissime, ma portano già l’esperienza di tornei e raduni internazionali. Le azzurre entrano con lo spirito giusto, ordinate e concentrate. Il risultato non sorride, ma la prestazione c’è, e questo ormai conta più del punteggio.
Poco dopo, è di nuovo battaglia: arriva l’Inghilterra, squadra Phoenix. Un’altra montagna da scalare. Le inglesi, come sempre, mostrano una superiorità fisica e tecnica evidente. Il confronto è duro, e comincia a pesare anche sulla testa. I volti si fanno più seri, le energie iniziano a mancare, ma nel cuore resta una certezza: non si molla.
La terza partita della giornata è contro l’Olanda. Finalmente una sfida più equilibrata, più “alla portata”, sebbene tutt’altro che facile. Il gioco si fa più fluido, le trame offensive cominciano a costruirsi con più lucidità, si intravede il lavoro fatto nei raduni. Ma l’esperienza, ancora una volta, fa la differenza e non basta per chiudere in vantaggio. Tuttavia, in quel campo, l’Italia dimostra che sta imparando. E che non ha paura di nessuna.
La giornata si chiude come tutte quelle precedenti: con una cena condivisa, qualche risata tra compagne di squadra, e poi a dormire. Perché domenica è l’ultima, e la sveglia torna a suonare alle sei.

    Domenica – Sotto la pioggia, sotto il cuore
    Il cielo è grigio. La pioggia cade sottile ma costante su Calvisano. Nessuna si sarebbe aspettata un’umida fine agosto, ma forse è giusto così: anche il meteo sembra voler rendere questa ultima giornata memorabile.
Si inizia con l’Irlanda. L’Italia scende in campo trasformata. Più sicura, più ordinata, più squadra. Le settimane di preparazione, le ore di gioco, gli errori e i consigli: tutto ora trova spazio e forma. Il risultato resta secondario. Quello che conta è che le italiane sono cresciute, e lo si vede in ogni passaggio, in ogni corsa, in ogni placcaggio.
Seguono le ultime due partite di posizionamento. La prima è una “rivincita” contro la Scozia. Le ragazze sanno a cosa vanno incontro, ma questa volta è diverso. Nonostante la fatica, c’è voglia di lottare, di giocare, di mettere in campo ogni briciolo d’energia rimasta. E si vede: l’intensità è un’altra, l’organizzazione pure. L’Italia sta imparando a farsi rispettare.

    Infine, l’ultima sfida: ancora l’Olanda. L’approccio è sereno, quasi emozionato. Le ragazze sanno che è l’ultima partita del torneo, l’ultima occasione per lasciare tutto in campo. E lo fanno. Fino all’ultimo secondo. Purtroppo il risultato non è quello sperato. Le ragazze ci avevano creduto, ma la fatica delle 8 partite precedenti, quasi tutte con un grande divario atletico, si fa sentire e non aiuta il campo fangoso reso pesante dalla pioggia.
    Terminate le partite, ci si raccoglie a bordo campo. Si osservano le finali, si fa il tifo per gli altri team, si mangia insieme, e poi si festeggia. La musica risuona, i corpi stanchi si muovono a ritmo, le risate si mischiano alla pioggia. È il momento più vero, quello in cui si capisce che la fatica è valsa la pena.
Questo torneo non è stato solo sport. È stato un viaggio. Una squadra che parte giovane, inesperta, e ritorna coesa, più forte, più consapevole.

    di Moira Turra