Peter Walters: dalla Nuova Zelanda agli Europei di Jersey

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Updated: luglio 6, 2016

Chi è Peter Walters (aka Mr. Touch)

Ho avuto l’onore di intervistare per Italia Touch coach Peter Walters, icona del touch mondiale, il touchBlack con il maggior numero di caps all’attivo. Già Coach di diverse selezioni nazionali neozelandesi, agli ultimi Mondiali di Coffs Harbour ha guidato la nazionale femminile al secondo gradino del podio. Da qualche anno, inoltre, allenatore della selezione femminile di Rugby a 7, per la provincia di Auckland. Considerato ‘resource coach’ per gli All Blacks del Rugby a 7, per i quali svolge la funzione di guru delle skills primarie.

Insomma, abbiamo la fortuna di ospitare per una breve intervista, un pezzo da 90 dell’ambiente ovale.

Ebbi il piacere di trovarlo sul campo degli Europei parigini del 2008, quando guidava e giocava con la touchBlacks Academy, come soggetto esterno al torneo, probabilmente per spiegare agli europei a che velocità si potesse procedere. Fu la prima partita ufficiale, in assoluto, per la nostra Nazionale, finì 17 a 0 per loro, con qualche recriminazione per la meta iniziale nostra, palesemente regolare. Poca roba comunque, giusto per parzialmente salvare l’onore delle armi.

Ora ha fondato una società – www.sportcoach.nz – dove dispensa la sua enorme esperienza, a chiunque volesse migliorare le proprie qualità come allenatore, con programmi personalizzati.

 

L’intervista a Peter Walters

Coach Peter, Le chiedo dapprima cosa pensa degli ultimi Mondiali di Coffs Harbour. Quali impressioni?

PW – C’erano molti più team a questa World Cup, rispetto alle precedenti, segno che il touch sta crescendo su scala mondiale. Mi duole ricordare il clima atroce. L’Australia sembra aver raggiunto un altro livello, osservando i loro piani di gioco. Giustamente penso, perché giocano tutto l’anno in strutture sportive di altissimo livello, dove ogni settore del gioco è costantemente migliorato. Nessun altro paese può vantare questo lusso.

Ci sarà alla prossima Coppa del Mondo in Malesia? Come sta preparando questo evento la Nuova Zelanda?

PW – immagino di si, anche se, a tutt’oggi, devo ancora decidere, con la mia Federazione, in che qualità. Sarò di certo ai prossimi europei di Jersey. Ci saranno delle selezioni italiane?
La Nuova Zelanda ha la fortuna di confrontarsi ogni anno con l’Australia negli open grades, ciò permette a questi due paesi di rimanere ben distanziati da tutti gli altri.

Sì, ci saranno due selezioni italiane, belle agguerrite, una Womens Open e una Mens Open. Quindi verrà ai prossimi Europei?

PW – si, non vedo l’ora. Ho aiutato le nazionali di Jersey (padroni di casa, ndr) ad avvicinarsi a questo importante evento. Sarò lieto di incontrare le vostre selezioni, se sarà possibile.

Si ricorda il suo esordio con la maglia nera?

PW – certamente! È stato nel 1986 ad Auckland, giocammo con l’Australia nella categoria men open transtasman.

Qual è il momento più significativo della sua carriera internazionale?

PW – ce ne sono stati parecchi. Uno dei migliori è stata la prima vittoria di sempre per NZ men open in Australia, era il 1993, e vincemmo 1 a 0.

Ci può raccontare qualcosa del suo progetto – SportCoach?

PW – da qualche anno ho fondato un mio business, specializzato in Touch e Rugby a 7, sia in supporto a singoli giocatori/allenatori, sia rivolto ai team. La maggior parte dei miei clienti è in Nuova Zelanda, anche se collaboro con un gran numero di attivitá oltre oceano, il che richiede di viaggiare spesso in tutto il mondo.

Quale pensa sia la strada maestra che il movimento europeo debba seguire per eliminare il gap con i paesi del sud?

PW – sicuramente una maggiore attività scolastica aiuterà. Cominciare ad organizzare competizioni giovanili, per alimentare, con leve fresche e già preparate, le competizioni seniores. Mi sembra l’unico vero consiglio sensato e sostenibile.

Cosa pensa rispetto allo sviluppo del Touch nel mondo?

PW – i paesi miglioreranno solo se si concentreranno su allenamenti e competizioni d’alto livello. Certamente non facile da conseguire. La realtà dice che la maggior parte di essi saranno comunque sempre secondi o terzi, e l’Australia resterá il paese dominante in questo sport.

Quali sono le skills, le più importanti per il rugby a 7, che possono essere sviluppate praticando il Touch?

PW –catch and pass‘ sono le skills maggiormente migliorabili col Touch, data l’alta sollecitazione durante un match. Certamente il ‘sidestepping‘, il ‘swerving‘, il cambio d’intensità, il posizionamento, il supporto e la comunicazione nelle linee di corsa, il ‘timing‘ degli inserimenti. Ed anche il ‘diving‘, il gesto del tuffo in meta, molto frequente in questo gioco.

La Federazione neozelandese si serve delle competenze del Touch per sviluppare il Rugby a 7?

PW – sono anni che personalmente collaboro come ‘resource coach’ con gli All Blacks 7’s, con entrambe le selezioni, femminile e maschile.

Qual é la relazione tra i rugbysti kiwi e il loro ‘Touch enviroment’?

PW – il Touch è molto rispettato. Ed è considerato uno sport a sé stante in Nuova Zelanda.

Pensando alla finale dell’ultima Rugby World Cup. La prima meta dei Tutti Neri è una perfetta azione di Touch. Incrocio tra centri, e due passaggi secchi all’ala. Non solo non sono stati placcati, ma non hanno subito un singolo touch. Incredibile!

PW – Nehe Milner Skudder ha giocato a Touch sin da bambino, ed era fortissimo. Anche Lima Sopoaga. Pure il Coach Steve Hansen ha una grossa esperienza a Touch, giocammo assieme nella Open Men NZ nel 1986.

Grazie per l’intervista Mr Walters.

PW – Grazie a voi. Spero di incontrare i vostri ragazzi e ragazze agli Europei.

Roberto Colnago – Wellington

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