Road to Rovigo quattro chiacchiere con… Alessia Targa

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Updated: febbraio 12, 2015
Alessia Targa

Alessia Targa

 

Ciao Alessia presentati al popolo del Touch

Piacere! Io sono Alessia Targa e lavoro come fisioterapista per la Rugby Rovigo Delta e per il centro di fisioterapia Equipe. Mi occupo di sportivi ma anche di persone che soffrono di problemi che hanno a che vedere col fisico. Diciamo che molto spesso questo implica anche una certa attenzione a quello che succede alla sfera emotiva, perché è noto il detto: ”Mens sana in corpore sano”. Mi piace ricordare anche questo perché il più delle volte un aspetto influenza l’altro e viceversa, e tutto ciò rende il mio lavoro un’esperienza intensa e per nulla superficiale. Il bello dell’essere fisioterapisti, insomma!

Interessante. Rovigo e Rugby un binomio che per te è…?

Lavorare a Rovigo, soprattutto per quel che concerne il Rugby, ha alimentato ulteriormente a rendere entusiasmante il mio lavoro, perché la gente di qui mangia pane e palla ovale a colazione, pranzo e cena. Ne parlano tutti, dall’adulto al bimbo, dalla nonna all’adolescente. Mi piace assimilare Rovigo alla città che nel regno unito più vive di questo sport, Cardiff!

Quindi hai la responsabilità non da poco della muscolatura dei “ragazzoni”della Rugby Rovigo Delta, com’è? Come ti vedono? Ti diverti?

Essere la fisioterapista di una squadra di rugby richiede una buona dose di determinazione e di forza che vanno di pari passo ad una responsabilità molto importante perché quando si opera a bordo campo si è di solito tra i primi che accorrono dopo l’infortunio, che a volte può essere anche grave. Quindi anche il sangue freddo non deve mancare! Tutto è più tranquillo quando si valutano e si trattano i traumi e le “ammaccature” al termine della partita, in questi casi molto spesso si congedano i malcapitati con un bel bendaggio e il consiglio di fare ghiaccio (al campo c’è la macchina che produce il ghiaccio sfinita!). Anche prima delle partite si preparano gli atleti con bendaggi e massaggi “sciogli tensione”, questi ultimi il più delle volte servono per iniziare a concentrarsi meglio sul momento del fischio d’inizio. I ragazzi con me hanno un rapporto che non cambia molto da quello che avrebbe una qualsiasi altra persona di fronte ad un fisioterapista, sanno che io sono lì per aiutarli e per tirare fuori il meglio da loro e questo basta! Gli scherzi e la sana goliardia non manca ma ognuno di noi ha ruoli ben definiti dai quali, sbilanciarsi, non c’è motivo. Io sono molto contenta di questa esperienza, della vita all’aria aperta, delle trasferte in Italia o all’estero, di partecipare ad un movimento bello ed ancora genuino.

E il touch come lo hai conosciuto?

Grazie all’esperienza del rugby e perché alcuni amici giocano. Uno sport che mi ha fatto davvero innamorare a prima vista! Così è stato che, all’appuntamento annuale con il campionato europeo che si è tenuto l’anno scorso a Swansea, la rappresentativa italiana avesse bisogno di un fisio ed ecco qua! Mi sono proposta e sono stata ingaggiata per una bella e divertente avventura!

Ah bene, quindi li hai conosciuti tutti gli esemplari che giocano a questo sport, dalla geriatria della Over 40 agli scatenati giovincelli della open mix,come ti sono sembrati?

Certo ho conosciuto tutte le varie categorie ed ho seguito con entusiasmo le loro battaglie. In primis la squadra open mix dove gioca la mia amica Simona Scaranello che ha davvero grinta da vendere ed i suoi compagni non sono da meno. Dopodiché ho avuto il piacere di dimenarmi dalle emozioni, con tanto di cardiopalma, con la squadra over 40. Questo per gli episodi successi, cioè  con una partita vinta sulla sirena, una meta segnata da una trottola impazzita chiamata Marco Buzzati e una partita persa con i giocatori che si potevano contare sulle dita della mano. Last but not least: i giovani…una clavicola lussata e muscoli contratti non hanno convertito risultati non troppo positivi, ma di sicuro han dimostrato di possedere un grande cuore e grande volontà, e cioè le armi che possono stravolgere qualsiasi risultato.

Cosa ti sei vista arrivare – a livello di richieste – dagli atleti?

Gli atleti che partecipano ad un torneo di questo tipo, con due o tre partite al giorno per tre giorni, è come se venissero messi in uno dei gironi infernali danteschi. Il fisico deve reggere uno stress davvero devastante. Viene da sé che se non si ha la preparazione fisica adeguata si rischia non solo di abbassare drasticamente la performance, ma anche di rischiare di farsi male. Il mio compito è stato quello di ridurre il più possibile l’effetto dello stress sui fisici dei nostri giocatori, con trattamenti manuali, bendaggi e consigli sul miglior recupero… (ehm… non si annoverano le birre da 0,2 come blandi miorilassanti la sera presto,no? …e neppure i bagni di acqua fredda dell’oceano a bassa marea inoltrata, eh?)

In cosa si dovrebbe migliorare per poter gestire al meglio un torneo come l’Europeo a livello fisico muscolare?

Per quanto riguarda la preparazione fisica bisognerebbe lavorare molto e soprattutto per tempo. Non è necessario bombardarsi di palestra o fare chissà quali esercizi, il Touch è uno sport altamente dinamico in cui la resistenza globale, che deve comunque essere molto alta, dovrebbe essere allenata nella maniera il più possibile paragonabile a quella che viene richiesta nel gioco. Cioè con picchi di rapidità e di recupero veloce.

Come hai visto le altre nazioni a livello atletico? E per quanto riguarda l’alimentazione?

Sono rimasta molto colpita da come le altre nazioni, le più importanti, prendessero seriamente l’aspetto della preparazione atletica e fisica all’interno di ciascun giorno della competizione. Ho visto gli inglesi eseguire tests biometrici ogni giorno, ho visto attenzione e cura sull’alimentazione e  sull’integrazione della stessa, ho visto, insomma, un’attenzione molto precisa che è quello che si dovrebbe auspicare per migliorare il più possibile la performance. Ovviamente stiamo parlando di nazioni che partecipano a queste competizioni da più tempo e soprattutto con ambizioni molto elevate. Ma di sicuro sono esperienze che entreranno nel mio e nel nostro bagaglio per migliorarci ulteriormente.

Ti sentiresti di consigliare il Touch come Sport? Se si, a chi?

Sono tornata a casa davvero commossa dall’esperienza di Swansea. Talmente tanto che anche io avrei voluto iniziare gli allenamenti con i ragazzi di Rovigo… poi per motivi personali non ho potuto provarci, ma veramente consiglierei questo sport a qualsiasi persona e lo farei provare nelle scuole, dove il più delle volte i ragazzi sono esausti a forza di fare la partita di volley o di calcio! E poi uno sport come il touch, in cui si esaltano resistenza ed agilità, si addice ad uno sviluppo armonico del corpo. Ed è incredibilmente divertente!

Finisce la giornata, un divano un bel film… una bionda o una scura?

Già… hai conosciuto il mio miorilassante preferito… Ma solo dopo ore e ore chinata sul paziente, insomma quanno ce vo’ ce vo'(per dirla alla latina;))!!!

Grazie Alessia un piacere chiacchierare con te e… che dire, ti aspettiamo alle finali dell’11 luglio.

 

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One Comment

  1. Nicola

    17 febbraio 2015 at 14:55

    Alessia, mi manca il tuo ginocchio piantato nelle mie costole

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