La nazionale di Touch a Puos d’Alpago

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Updated: Giugno 18, 2010

la nazionale di touch

La nazionale di touch a Puos d'Alpago

Sono sei i bellunesi che hanno partecipato all’allenamento di domenica mattina della Nazionale di Rugby Touch, a Puos d’Alpago, che sarà impegnata  dal 22 al 25 luglio a Bristol, in Inghilterra, all’European Championship, che vedrà la prima partecipazione dell’Italia come membro della Federation of International Touch (FIT), nelle categorie “open mix” (squadre miste di tutte le età) e maschile over 40.

Si tratta di Anna Rizzoli, Roberta Roffarè, Fabrizio Cortina, Stefano Emmi, Alessandro tarantola e Diego Tramontin. In prova, ma con buone prospettive di inserimento viste le performance nel torneo di sabato, anche Francesco Pianon e Thomas Reolon, per un torale di 25-30 atleti provenienti anche da Rovigo, Modena, Milano e Verona, sotto la guida dei coach Diego Maggi (open mix) e il francese Georges Grossi (over 40 maschile).

Ospite d’eccezione Dennis Coffey, l’australiano guru mondiale del Rugby Touch, che dopo aver assistito alla tappa del campionato di sabato, vinta dagli Orange Belluno, ha dato qualche lezione ai nazionali, soprattutto per quel che riguarda la difesa, durante l’allenamento durato circa tre ore.

Il touch rugby è arrivato in Italia da pochi anni, e solo dall’anno scorso la federazione italiana è riconosciuta a livello internazionale. Questo sport nasce in Australia 35 anni fa come allenamento per il Rugby League, il rugby a 13 diffuso soprattutto nell’emisfero sud, poi con un campionato vero e proprio. Per chi non lo conoscesse, il rugby a 13, il vero sport nazionale australiano, prevede scontri anche più duri della più nota versione a 15, quella del 6 Nazioni e degli All Blacks per intenderci, esasperando l’uno contro uno a scapito delle mischie dinamiche. Piccola curiosità: mentre il rugby a 13 è da sempre professionistico, il più famoso e giocato rugby a 15 lo è diventato solo negli anni 90, anche ad alto livello.

Il touch invece azzera gli scontri fisici, riuscendo ad essere così un gioco per tutti, non a caso nelle partite ufficiali in campo devono esserci sempre almeno tre donne. Ora sta diventando anche in Europa uno sport “ufficiale” e, secondo Dennis Coffey, avrà successo proprio per il suo essere adatto a tutti, uno sport dove l’essere furbi conta più dell’essere prestanti.

Diego Rizzo PUOS D’ALPAGO
(per il Corriere delle Alpi, 18 giugno 2010)

Diego Rizzo PUOS D’ALPAGO

Sono sei i bellunesi che hanno partecipato all’allenamento di domenica

mattina della Nazionale di Rugby Touch, a Puos d’Alpago, che sarà impegnata

dal 22 al 25 luglio a Bristol, in Inghilterra, all’European Championship,

che vedrà la prima partecipazione dell’Italia come membro della Federation

of International Touch (FIT), nelle categorie “open mix” (squadre miste di

tutte le età) e maschile over 40.

Si tratta di Anna Rizzoli, Roberta Roffarè, Fabrizio Cortina, Stefano

Emmi, Alessandro tarantola e Diego Tramontin. In prova, ma con buone

prospettive di inserimento viste le performance nel torneo di sabato, anche

Francesco Pianon e Thomas Reolon, per un torale di 25-30 atleti provenienti

anche da Rovigo, Modena, Milano e Verona, sotto la guida dei coach Diego

Raggi (open mix) e il francese Georges Grossi (over 40 maschile).

Ospite d’eccezione Dennis Coffey, l’australiano guru mondiale del Rugby

Touch, che dopo aver assistito alla tappa del campionato di sabato, vinta

dagli Orange Belluno, ha dato qualche lezione ai nazionali, soprattutto per

quel che riguarda la difesa, durante l’allenamento durato circa tre ore.

Il touch rugby è arrivato in Italia da pochi anni, e solo dall’anno scorso

la federazione italiana è riconosciuta a livello internazionale. Questo

sport nasce in Australia 35 anni fa come allenamento per il Rugby League, il

rugby a 13 diffuso soprattutto nell’emisfero sud, poi con un campionato vero

e proprio. Per chi non lo conoscesse, il rugby a 13, il vero sport nazionale

australiano, prevede scontri anche più duri della più nota versione a 15,

quella del 6 Nazioni e degli All Blacks per intenderci, esasperando l’uno

contro uno a scapito delle mischie dinamiche. Piccola curiosità: mentre il

rugby a 13 è da sempre professionistico, il più famoso e giocato rugby a 15

lo è diventato solo negli anni 90, anche ad alto livello.

Il touch invece azzera gli scontri fisici, riuscendo ad essere così un

gioco per tutti, non a caso nelle partite ufficiali in campo devono esserci

sempre almeno due donne. Ora sta diventando anche in Europa una sport

ufficiale” e, secondo Dennis Coffey, avrà successo proprio per il suo essere

adatto a tutti, uno sport dove l’essere furbi conta più dell’essere

prestanti.

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